Compagnia Teatrale Gatto Rosso

Corsi, laboratori e team building

Portiamo avanti corsi di teatro, workshop, laboratori e team building dal 2014 sia con principianti che con attori già formati che vogliano esplorare altri stili e anche con artisti di discipline differenti come danzatori o cantanti. Contattaci e insieme troveremo la formula giusta per te!

Ekmek

di Federica Carteri, liberamente ispirato a Barbablù di Charles Perrault

Atto unico di 60 minuti circa – Produzione 2026

Scenografia, costumi, musiche e illuministica a cura di Gatto Rosso

Interpreti Federica Carteri, Noemi Pezzini, Antonella Toffali e Roberta Zonellini 

La storia di Barbablù è una delle fiabe più affascinanti e inquietanti della tradizione europea.
Nel tempo è stata interpretata in molti modi come una storia sulla curiosità e sul desiderio di conoscere la verità, come una metafora della violenza domestica e del controllo esercitato da un uomo sulla propria compagna, come il racconto del passaggio dall’ingenuità alla consapevolezza, in chiave psicologica, come il confronto con il lato oscuro dell’essere umano.

È una fiaba che sotto la superficie parla di temi molto attuali: manipolazione, potere, segreti e libertà, per questo si presta a una rilettura contemporanea sulla violenza di genere. Non è solo un thriller o la storia di un “mostro che uccide” perché il cuore della vicenda non è semplicemente l’omicidio, ma il meccanismo della manipolazione, la complicità della famiglia di origine e del contesto sociale. Un uomo – un mostro – che si nasconde nelle nostre città, nel vicino di casa, nell’amico d’infanzia, nel compagno che abbiamo a fianco. Barbablù non appare violento fin dall’inizio, è affascinante, premuroso, rassicurante. La violenza arriva dopo, quando la donna è ormai entrata nel suo mondo. È esattamente questo che rende la fiaba così moderna e che ci ha spinto alla sua riscrittura teatrale.

NOTE DI REGIA

Per quanto morbosamente attraenti, i femminicidi sono incomprensibili, fanno orrore, destabilizzano poiché ovunque può celarsi il pericolo. La cronaca ci racconta troppo spesso di donne annientate che solo raramente sopravvivono. Eppure il pericolo non è solo negli uomini, può nascondersi anche in altre donne, madri, sorelle, figlie, altrettanto crudeli e terribili perché omertose o complici. O in noi stesse che non possiamo o vogliamo cogliere i segnali e vedere la verità. Nella fiaba la chiave apre la stanza proibita, nella nostra rilettura diventa il simbolo della consapevolezza. Ogni donna possiede una chiave e per molto tempo non sa a cosa serve, finché non apre la porta della verità.